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Su violenza ostetrica e sciopero del personale di sala parto

‘Il 12 febbraio non si nasce’. ‘Rimandati tutti i parti’. Così hanno titolato i giornali. Parliamo dell’ormai trascorso sciopero nazionale del personale di sala parto, che ha coinvolto ginecologi ed ostetriche (non tutte le ostetriche hanno aderito, per la verità), che protestavano contro i tagli alla Sanità e contro il contenzioso medico legale. Le associazioni professionali dei ginecologi avevano dichiarato: ‘assisteremo solo le urgenze, i due terzi delle nascite saranno rimandati. Alle orecchie del profano, di chi non si intende di nascita, questa può sembrare una tragedia: ho letto, sui social network e su alcuni blog, messaggi di donne preoccupate, trovandosi in gravidanza a termine intorno al 12 febbraio, di non ricevere in ospedale adeguata assistenza, di essere abbandonate a sé stesse e di rischiare pericoli inenarrabili per la mancata disponibilità dei medici a gestire il loro parto. E leggendole mi sono sentita profondamente e sinceramente dispiaciuta per loro, perché non sapevano che partorire il 12 febbraio sarebbe stata un’opportunità più unica che rara, un’occasione irripetibile che ha dato la possibilità, in tutti i punti nascita italiani,  di avere un’assistenza a ridotto tasso di medicalizzazione. Nessun cesareo programmato, nessuna induzione decisa a tavolino, nessuna fretta per accelerare un travaglio solo perché bisogna liberare la sala parto per la prossima partorirente, e ancora niente episiotomie (anche l’Organizzazione Mondiale della sanità dice che non sono associate a migliori esiti neonatali, in soldoni se non le facessero sarebbe lo stesso per il bambino, ma non certo per la mamma per cui l’episiotomia è spesso associata a problematiche post partum), niente manovre di Kristeller (spinte violente date dall’operatore con il gomito sul fondo dell’utero, associate ad altissimi tassi di danno iatrogeno sia alla madre che al bambino, vietate dalla legge in UK e fortemente sconsigliate anche in Italia, anche se gli operatori continuano allegramente a farla guardandosi bene, però, dal riportarlo in cartella clinica), niente terrorismo psicologico e amenità varie. Oddio, poi forse non sarà stato proprio così, il 12 febbraio, magari la forza dell’abitudine qualche episiotomia l’avrà anche fruttata, ma i presupposti per garantire parti rispettate c’erano tutti. Ed è un peccato che le donne non lo sappiano, è un peccato che le donne non sappiano che le brutture che subiscono in sala parto non sono dovute – perché il parto è un’altra cosa – e che quei soprusi hanno un nome: si chiamano violenza ostetrica. Che non è altro che terribile e atroce violenza sessuale e di genere.

E allora, questa violenza ostetrica, cos’è? Il parto è un processo fisiologico che, salvo rare eccezioni, va avanti da solo senza necessità di interventi. Spesso i sanitari ci mettono le mani a sproposito, trattando la donna come carne da macello o come una ragazzina capricciosa, facendole credere di avere il diritto di farlo. Invece non è così, la donna ha diritto all’autodeterminazione anche in sala parto, diritto di ricevere un trattamamento rispettoso e diritto di avanzare delle richieste e vederle prese in considerazione. Diritto ad essere rispettata nelle proprie necessità, senzasioni, istinti, volontà. Diritto ad essere rispettata nella propria integrità. Tutto ciò che la donna non vorrebbe è violenza ostetrica: ti costringono a partorire in posizione obbligata, mentre vorresti muoverti? Questa è violenza ostetrica. Decidono di indurti il travaglio o di praticarti altre manovre per accelerare il parto senza che ce ne sia una reale necessità? Questa è violenza ostetrica. Ti separano da tuo figlio appena nato senza che ci sia una vera emergenza medica? Questa è violenza ostetrica. Ti  costringono a visite vaginali continue e sotto contrazione? Questa è violenza ostetrica. Ti praticano manovre ostetriche o  interventi medici senza il tuo consenso mentre sei in grado di intendere e di volere? Questa è violenza ostetrica. Ti praticano un taglio cesareo quando non è necessario* e senza un’adeguata informazione preventiva? Questa è violenza ostetrica.

La scienza medica è buona cosa quando è applicata al caso di effettiva necessità, oggi la mortalità  perinatale e la mortalità materna per cause di parto sono crollate a picco rispetto solo ad alcune decine di anni fa, ed il merito va chiaramente alla medicina che ha imparato ad intervenire efficacemente dove la fisiologia si inceppa. Ma la scienza medica viene spesso applicata a sproposito a situazioni fisiologiche, e allora non è più cosa buona e diventa violenza. Atti di violenza ostetrica avvengono di routine nella gran parte dei punti nascita italiani, negli ultimi anni si è sollevata una maggiore attenzione per quella che viene definita ‘umanizzazione della nascita’. Ma ancora siamo, putroppo, davvero tanto lontani dal rispetto per la donna che partorisce. Basterebbe che i protocolli dei punti nascita rispettassero le Linee Guida nazionali del Ministero della Salute ** perché la situazione assumesse dimensioni quanto meno accettabili, ma la mentalità di reparto mal si coniuga con le esigenze di chi viene assistita, e chi ha la peggio è quasi sempre la donna. Chiaramente esistono anche le eccezioni, punti nascita rispettosi, operatori empatici, travagli e parti fisiologici. Ma questo non può bastare: quando andiamo a partorire in un ospedale, non possiamo augurarci di costituire l’eccezione.

La violenza ostetrica nel 2007 è diventata reato in Venezuela. In Italia ancora no, ma ci stiamo lavorando.

Il forum PartoNaturale ha voluto celebrare, con ironia e un pizzico di provocazione, lo sciopero del 12 febbraio da un punto di vista diverso.

http://www.youtube.com/watch?v=w6O5RfftSfY

*è in corso un’indagine del Ministero a cura dai NAS da cui risulta che il 43% dei cesarei è ingiustificato.

** negli ultimi tre anni il Ministero della Salute ha pubblicato la prima parte ( http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_254_listaFile_itemName_0_file.pdf) e la seconda parte (http://www.snlg-iss.it/cms/files/LGcesareo_rev_aperta.pdf ) delle Linee Giuda al taglio Cesareo e le Linee Guida alla Gravidanza Fisiologica ( http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_pubblicazioni_1436_allegato.pdf ).

Giovanna Riso

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