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Il 25 novembre saremo in piazza, a Cosenza.

Le Donne Calabresi in Rete sostengono l’iniziativa del Centro Roberta Lanzino in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle donne, e saranno presenti al il sit in che si terrà a Cosenza, in Piazza Kennedy, il prossimo 25 Novembre (ore 11). Come Donne Calabresi in Rete condividiamo la consapevolezza che la violenza maschile sulle donne sia un fatto sociale e culturale, che trascende la dimensione privata, e che ha radici nella disparità di potere tra i sessi.

Al fianco delle donne del Centro Lanzino, ma soprattutto delle tantissime donne che nell’indifferenza dei più si trovano a vivere in situazioni ad alto rischio, intendiamo richiamare con forza le Istituzioni locali alle loro responsabilità. Il loro silenzio e la loro indifferenza assumono un significato ancora più drammatico quando si traducono in specifiche omissioni.

NON ci piace ricordare che l’ incontro delle DCR nasce proprio nel 2010, quando la mancata applicazione della Legge regionale 20, del 21 agosto 2007 (Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei Centri antiviolenza e delle Case di accoglienza per donne in difficoltà), aveva di fatto costretto il Centro Lanzino a chiudere la casa rifugio e a mettere in discussione la stessa possibilità di continuare a sopravvivere, in assenza di finanziamenti.

Oggi,  a distanza di due anni, il Centro Roberta Lanzino, in quanto  soggetto regolarmente ammesso ai finanziamenti regionali, è ancora in attesa dell’erogazione dei fondi : una grave inadempienza da parte delle Istituzioni che, ancora una volta, minaccia il venir meno di un servizio – come quello dei centri antiviolenza – che non è solo di prevenzione e contrasto alla violenza, ma che rappresenta  un sostegno irrinunciabile alla libertà femminile.

Scarica QUI il documento del Centro Lanzino per il 25 novembre 2012

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Conferenza stampa.

SCARICA qui l’invito alla conferenza stampa in pdf

Sabato 27 ottobre, ore 11.30, presso la Sala Giunta del Comune di Catanzaro, le Donne Calabresi in Rete presenteranno alla stampa il Manifesto/Appello “La Calabria che non ci sta prenda posizione”.

L’appello, che sta raccogliendo moltissime adesioni, vede insieme donne e uomini di differente pratica politica e provenienza, unite/i del sentimento di chi in Calabria è stufo di una classe dirigente irresponsabile e di tutto il substrato culturale che l’ha resa possibile. In occasione della Conferenza sarà inoltre presentata la manifestazione/sit-in del 9 novembre a Reggio Calabria, ore 15.00, davanti al Consiglio Regionale: un’iniziativa, senza bandiere, per dire insieme NO a Scopelliti e a questa classe dirigente, NO all’irresponsabilità e al malaffare nei luoghi della politica, NO al baratto dei diritti con i favori. Sarà disponibile una cartella stampa con tutte le informazioni aggiornate sull’iniziativa.

Le Donne Calabresi in Rete sono un gruppo informale, nato dall’incontro di diverse donne da tutta la Calabria, che crede nella possibilità di cambiamento della nostra regione. Per conoscerci meglio leggi il nostro Manifesto.Per contatti: donnecalabresinrete@libero.it

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Appello delle donne: La Calabria che non ci sta, prenda posizione!

APPELLO DELLE DONNE: LA CALABRIA CHE NON CI STA PRENDA POSIZIONE

Le Donne Calabresi in Rete sono un gruppo informale di donne che crede nella possibilità di cambiamento della Calabria. Vogliamo farci interpreti, come donne di differente pratica politica e provenienza, del sentimento di chi in Calabria è stufo di una classe dirigente irresponsabile e di tutto il substrato culturale che l’ha resa possibile.

Pensiamo che il cambiamento possa e debba partire proprio dalle donne, che per prime pagano lo scotto della crisi e di certi modelli culturali arretrati, che sembrano essere accettati sia nella sfera pubblica che in quella privata. Ma vogliamo, anche, dar voce a un’istanza comune e trasversale al genere, alla provenienza politica, all’età: un’istanza di onestà, responsabilità, competenza e lungimiranza politica, ad oggi assenti nella nostra terra. Ci preme sottolineare che non ci muove alcun interesse particolaristico, nessun tornaconto personale, nessuna pubblicità, nessuna etichetta. Ci proponiamo solo di lanciare un segnale sperando che venga raccolto da tante e da tanti.

C’è una Calabria onesta e responsabile che è solo marginalmente rappresentata dalla politica calabrese: che è resa, di fatto, invisibile. Ma c’è. Essa è fatta di tante persone che ogni giorno si impegnano, che non sono assuefatte e alla possibilità di un vero riscatto ci credono davvero, e tuttavia sono schiacciate dal peso dell’“altra Calabria”:  quella che “detta legge”, quella che è “rinviata a giudizio”, quella che porta un Comune nel baratro di un vertiginoso debito che dovrà essere pagato da chi non l’ha creato, quella che non riconosce i propri errori e che non si dimette pur avendo evidentemente fallito, quella che ha stravolto il concetto di politica fino a risolverlo nel suo opposto, quella che è “contigua” alla ‘ndrangheta, quella che dà il voto in cambio del posto di lavoro, quella che promette il posto di lavoro in cambio del voto, quella che grazie agli “agganci” si fa strada in politica come nell’azienda, nell’istituzione come nel piccolo quotidiano. 

In questo contesto, il caso di Reggio Calabria è esemplare poiché con il commissariamento si è arrivati alla sanzione definitiva, benché già chiara da tempo, della condizione di degrado in cui versa questa terra. Crediamo che il commissariamento costituisca una importante cesura per la città di Reggio, ma che, per Reggio come per tutta la Calabria, tale rottura non possa essere affidata solo alle istituzioni. Tanto più che il commissariamento non ha, in concreto, coinvolto il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, che del “modello Reggio”, continuato organicamente dalla gestione di Arena, è precursore e ideatore. Scopelliti e la sua Giunta avrebbero dovuto dimettersi già da tempo, per gravi fatti di dubbia trasparenza, e la decisione di non farlo è un altro esempio del modello politico che contestiamo: buonsenso e responsabilità esigerebbero che ci si facesse da parte, senza continuare pervicacemente a rovinare in termini materiali – e anche di immagine – la Calabria.

Non ci si deve aspettare che un deus ex machina possa, da solo, far rinascere la Calabria. Sono soprattutto le persone che devono dire basta alla mentalità e alle azioni individuali che hanno reso possibile che si sviluppasse questa classe dirigente, e il difficile momento che viviamo può essere l’occasione per farlo, tutte e tutti insieme, per rendere davvero profonda la transizione verso una Calabria migliore.

Qualcuno ha evocato la democrazia contro il commissariamento. Crediamo che la democrazia non sia apporre una croce su un simbolo per conferire alla classe politica un mandato in bianco grazie al quale fare i propri interessi. Democrazia è responsabilità, con il fine sempre fermo del bene comune: la trasparenza ne è imprescindibile requisito, e le persone che vivono in Calabria devono farsene carico per prime, in modo esigente, coerente e netto. La Calabria che non ci piace, la Calabria che continua a paralizzare se stessa nel perverso circuito di particolarismi, parassitismo e malaffare a tutti i livelli del vivere sociale, non può e non deve continuare a detenere il monopolio della Calabria e di chi in Calabria vive.

È allora urgente e necessario, per tutte le realtà positive che non ci stanno, fare rete, poiché l’isolamento indebolisce l’impatto politico di ogni presa di posizione. Le calabresi e i calabresi che si oppongono con forza all’ideologia e alla pratica della corruzione come altare collettivo sul quale sacrificare il presente e il futuro di una terra, devono essere le prime e i primi a prendere inequivoca posizione, per esprimere in modo netto il dissenso rispetto all’attuale modello culturale e politico improntato alla mancanza di trasparenza, alla spregiudicatezza politica, ai “chiudiamo un occhio” fatti propri da troppi. L’appello non si esaurisce nell’attacco a una singola personalità politica. Chiedere insieme le dimissioni dell’attuale classe politica è solo un aspetto, sia pure decisivo, di una radicale istanza di rinnovamento, che può partire solo da una presa di coscienza tradotta in azioni concrete da parte delle persone e dall’espressione netta e trasversale di questa.

Esigiamo il rispetto dei nostri diritti, senza barattarli. Consideriamo i nostri diritti per quelli che sono: diritti, e non favori. Monitoriamo, insieme, la politica; alziamo la voce quando sbaglia; ribadendo che con la Calabria e con le nostre vite non si può continuare a giocare e che non si può far pagare in eterno alla collettività lo scotto di scelte miopi ed autoreferenziali.

Diciamo no alla Calabria dei favori, per costruire la Calabria dei diritti. Togliamo il monopolio politico ma anche mediatico ai miopi apologeti dello status quo. Vigiliamo e arrabbiamoci, costruttivamente, insieme, perché questa storia finisca!.

Diffidiamo da ogni disfattismo e dai soliti “tanto si sa come vanno le cose”. Crediamo e auspichiamo concretamente che sia possibile, per la Calabria onesta, unirsi, dare un segnale forte, produrre degli effetti. Soprattutto, crediamo che crederci sia il primo passo per ogni evoluzione positiva. La Calabria così com’è oggi non è eterna: si può cambiare. Basta volerlo. E farlo.

Il 9 novembre a Reggio Calabria, davanti al Consiglio Regionale, senza bandiere, diciamo insieme NO a Scopelliti e a questa classe dirigente, NO all’irresponsabilità e al malaffare nei luoghi della politica, NO al baratto dei diritti con i favori.

Noi ci mobilitiamo e tu?

Per aderire invia mail a donnecalabresinrete@libero.it

SCARICA il documento in PDF

SCARICA qui IL COMUNICATO STAMPA

DCR

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Per una volta,lasciamo parlare le immagini.

La giornata di mobilitazione nazionale del 13 febbraio, anche in Calabria è andata molto bene. Un successo a Cosenza, Reggio Calabria e Crotone, ma  anche a Catanzaro, Lamezia Terme e Roccella.  Qui di seguito qualche foto. Noi siamo cariche di nuovi entusiasmi e prontissime per continuare a fare…. Continua a leggere

Linee Guida per i Centri Antiviolenza.

“”” 7 Febbraio 2011

La Rete delle Donne Calabresi chiede alle Istituzioni Regionali, e segnatamente al Dipartimento dei Servizi sociali, che :

– nei provvedimenti attuativi della Legge Regionale 21 Agosto 2007 N°20 Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei Centri antiviolenza e delle Case di accoglienza per donne in difficoltà, venga inserito, come indicatore di contenuti teorici e pratici, il manuale Via dalla violenza per l’apertura e la gestione di un Centro antiviolenza.

– l’Amministrazione regionale realizzi interventi concreti affinchè i Centri antiviolenza possano raggiungere gli standard previsti nel manuale.

Via dalla violenza nasce da un progetto europeo ed è stato prodotto dall’Ufficio di coordinamento WAVE (Women Against Violence in Europe). Continua a leggere

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