VERBALE INCONTRO 9.10.2010

VERBALE INCONTRO SABATO 9.10.2010 a cura di Elisa Stefania Tropea:

LA RETE DELLE DONNE CALABRESI

Doriana Righini sostiene che l’incontro spontaneo di donne del sud dal background di esperienze e pratiche politiche diverse, con la loro massiccia presenza, dimostra l’esistenza di un sentire comune, un non sentirsi rappresentate generale. È stata scelta la città di Cosenza per l’esigenza di stare al fianco del Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino” (da ora centro Lanzino), che vuol dire stare a fianco di tutte le donne calabresi. È chiara la mancanza di un controllo sociale in Calabria e anche quando esistono  studi fatti sull’argomento pare non vengano messi frutto.

Antonella Veltri del centro Lanzino dice che l’attacco subito con la chiusura della casa rifugio, avvenuto nel mese di giugno ma annunciato dopo l’estate per le ragioni spiegate nel comunicato, rappresenta un momento di sconfitta per la società e un momento di riflessione per noi tutte. Puntualizza che ad essere chiusa è stata solo la struttura residenziale, il centro diurno è ancora aperto. Dunque l’ascolto telefonico, la prima accoglienza, il sostegno legale e psicologico e il lavoro di progetti e formazione continua. Quindi il ruolo socio-culturale e politico è ancora attivo. Non ci sono però più finanziamenti nonostante la l.20, prodotta in passato in modo virtuoso tra l’allora consigliera regionale Frascà e alcune donne del centro Lanzino.

Accogliere donne che subiscono molestie, violenze e atti di stalking è una questione delicata e non può farlo una persona improvvisata. Il centro lanzino, luogo di ascolto, è molto diverso. Ci sono donne di ogni categoria, anche politica, che hanno iniziato un percorso insieme attraverso l’interazione con gli altri centri antiviolenza (AV) in Italia e la formazione continua, volontaria, per abbracciare una cultura politica di genere in contrasto con il potere che il maschile esercita sul femminile fino ad arrivare a ciò che viene chiamato “femminicidio”.

Il centro Lanzino è all’interno della rete nazionale (D.i.Re) che ha prodotto la carta dei centri AV affinché le istituzioni possano raccapezzarsi nella confusione che c’è sul tema.

In Calabria fioriscono molti centri AV, lo dice soprattutto a giornalisti e istituzioni, ma che cos’è un cento AV?

Nell’esperienza del centro Lanzino non si è mai avuto un finanziamento mirato per la Casa Rifugio, aperta dal 2000, ma ci si è sempre barcamenate tra le briciole. In realtà la previsione della casa rifugio dovrebbe stare all’interno di un disegno preciso delle istituzioni, un progetto che inglobi l’esistenza e la sopravvivenza non solo della casa rifugio, ma anche della casa di prima accoglienza. Se non ci fossero i progetti non si avrebbe nulla e questa rappresenta una sconfitta per tutte le donne del centro.

Ci sono molte associazioni presenti a dare solidarietà, ma poca presenza da parte delle istituzioni che non hanno dato nessun segno o impegno reale e tangibile, se non qualche spinta informale.

Dice che le donne del centro Lanzino sono avvezze alle strumentalizzazioni, ma in questo caso si chiede un impegno concreto. Nello stesso momento in cui si svolge l’assemblea avvengono i funerali di Sara, un caso che ha stravolto tutti dove lo scenario della violenza è ancora una volta la famiglia. La riflessione dunque deve essere fatta su questo “ancora” ed è sui questo “ancora” che il centro Lanzino lavora.

Legge il comunicato dell’UDI nazionale e di D.i.Re che, nel pomeriggio, sospendono la comunicazione per solidarietà a Sara e a tutte le donne morte di femminicidio nel mondo.

Infine, Antonella chiude con la proposta: l’applicazione della l.20 e la relativa assegnazione finanziaria. I tempi di emanazione del bando sono scaduti il 30 settembre, per cui si richiede una risoluzione dei tecnicismi. Con l’applicazione della l.20 cesserebbe la storia dei finanziamenti a singhiozzo.

L’invito alle associazioni è di lanciare una campagna regionale di sottoscrizione.

Non c’è disponibilità di fondi per il centro Lanzino, dicono le istituzioni.

MARIAFRANCESCA CORIGLIANO, assessore provinciale, crede che la prima cosa da fare sia trovare un luogo di incontro e di discussione, con esperti e non, per capire cosa si intende oggi per politiche di genere e pari opportunità.

Ognuno svolge il suo ruolo rispetto alla complessità della società, per questo serve un luogo di racconto per un dibattito serio, che coinvolga anche infanzia e famiglia.

Quindi un osservatorio come primo punto, in cui riconoscersi come soggetti attivi. Dichiara che sia lei che il presidente Oliverio hanno scelto appositamente di non uscire con dichiarazioni sulla stampa, dove si parla ma non si concretizza, per non fare false promesse. Ci teneva ad essere nel luogo dell’assemblea anche per un rapporto di stima personale nei confronti delle donne del centro Lanzino e del loro lavoro. Riguardo l’impegno della provincia dice che, in tutta sincerità, essa non può farsi carico di un fitto, di un impegno per gli anni.

L’alternativa è lavorare su progetti, questa può essere la forma di collaborazione per mettere insieme esperienze e professionalità. Sarebbe una forma di scambio. Dice che sarebbe bene lavorare sulla famiglia che attraversa un disagio di natura culturale ed economica, per esempio pensando ad un tipo di sostegno per i genitori che si separano. Le donne devono difendere se stesse e i figli, per questo devono essere in grado di riconoscere i segni della violenza che è un problema enorme nella nostra società. Quindi l’invito è di collaborare con la realizzazione di progetti.

ANTONELLA VELTRI ricorda che una rete territoriale esiste già, era preesistente al progetto DAV tramite il quale si è avuta la possibilità di fare formazione a tutta la rete.

Il centro Lanzino ai progetti già ci lavora, ma qui c’è bisogno di un’assunzione di responsabilità, le istituzioni devono prenderne coscienza.

ANNA PASCUZZO di Catanzaro dice che questa è un’assemblea spontanea, ma non casuale: c’è un problema serio da affrontare perché la solidarietà continua ad essere mano tesa ma vuota. Quando si parla di donne la politica c’entra, eccome. Dice che sperare nella formula a singhiozzo con la progettualità è impossibile, che la soluzione va trovata insieme e che l’assessore Corigliano deve farsi carico della proroga del 30 settembre e prevedere una formula economica. Non ci manca la progettualità, ma i soldi. Una regione non può sperare di contare sulla volontarietà: è l’irreversibilità dell’andare via. Non va bene se si esce da qui con la soluzione della progettualità, ma lo si fa solo con un impegno preciso.

FRANCESCA RENNIS sostiene che non possiamo non prendere atto del fatto che la fragilità del centro Lanzino avviene in un momento in cui c’è un restringimento degli spazi democratici e questo va a colpire direttamente le zone d’ombra. Prega che l’assessore possa imprimere i bilanci di genere, un segnale importante in tutta la regione, potrebbe essere un’alternativa al vuoto. Legge una poesia scritta da lei su Roberta, per ricordare tutta la sensibilità che si è creata attorno a lei. Tra bufera e violenza un vento ricorda la sua figura. Il centro deve vivere per Roberta, conclude, per Sara e per tutte le donne calabresi.

MARIAFRANCESCA CORIGLIANO replica e sostiene che la sua presenza è un’assunzione di responsabilità, perché se la comunicazione avviene attraverso la stampa non è comunicazione. Si dichiara pronta a richiedere un tavolo interistituzionale (regione, provincia, comune) dove affrontare il problema. Un passo in avanti potrebbe essere questo. Il problema della l.20 può risolverlo solo la regione. Sa che il progetto non è la soluzione, altrimenti nessuna di noi sarebbe qui.

ANTONELLA VELTRI dice che il problema è mettere queste cose all’interno dell’agenda politica e che sa che se i soldi non ci sono questo non avviene.

NADIA LAZZARO si trova nell’assemblea in veste di donna calabrese che non si arrende a vedere la progressiva occupazione della sua terra dalla brutalità. Il gruppo Pd manda i suoi saluti e anche Fernanda Gigliotti, la quale tenta un rinnovamento del partito.

Fuori i partiti dalla questione? Lei dice che la gestione del paese è in mano ai partiti, per questo noi dobbiamo entrarci per non lasciarci sopraffare. Le associazioni arrivano fino ad un certo punto (inciso di Antonella Veltri: attenzione alle associazioni fantasma, capire se lavorano davvero), più in là non riescono ad andare, non riescono ad entrare nelle istituzioni. I partiti posso fare perché sono dentro. Dice che bisogna fare casino alla regione.

Se anche la casa d’accoglienza diurna chiude allora sarà un casino sotto tutti i punti di vista. Già siamo sopraffatte dai miti moderni, se poi manca pure il nostro apporto culturale allora è davvero tragica. Siamo in una situazione drammatica, ma stiamo dimostrando, oggi qui, che possiamo reagire.

Quella dell’osservatorio è un’idea meravigliosa, che deve parlare di situazioni concrete: lavoro nero, sfruttamento, etc., cose in cui noi donne calabresi siamo coinvolte in prima persona.

Piena disponibilità per qualsiasi tipo di iniziativa.

MARIAFRANCESCA LUCANTO della fabbrica delle donne di Cosenza manda i saluti di Enza Costantino che darà la sua disponibilità per l’osservatorio. Legge un documento stilato dalla fabbrica appositamente per l’occasione, una elaborazione di tipo teorico ma anche proposte pratiche. Dice che c’è la necessità di affrontare il problema della violenza con un approccio sistemico. Su questo tema non c’è proporzione tra esigenza e risposte. Tra le proposte una manifestazione nazionale a Cosenza per il 25 novembre con richieste specifiche e, per la sua preparazione, momenti di dibattito; coinvolgimento degli organismi di parità di regioni ed enti locali, aggiornamento sui fondi e partorire nuove idee, nuove collaborazioni. Chiede il centro Lanzino come associazione presente in Progetto Donna, a partire dal rispetto della dignità e della vita delle donne per un nuovo mondo possibile.

ANTONELLA VELTRI racconta che il centro Lanzino è fuori dal coordinamento regionale del progetto donna in quanto centro AV usufruitore della l.20. Allo stato attuale risulta fuori da ambedue le cose.

ELENA HOO, dell’associazione Emily, dice della riuscita di questo incontro estemporaneo. Racconta che a Cosenza sono già stati fatti tentativi di mettersi insieme per contare di più. Con la staffetta la rete ha girato tutta l’Italia ed ha puntato l’attenzione sul problema.

La realtà delle associazioni è molto particolare e se nasce la rete delle donne calabresi è una cosa importantissima. Il lavoro collettivo è necessario: dove sta andando la nostra società? Né valori, né diritti, solo cultura della violenza e della mercificazione. La politica delle donne ha bisogno di visibilità, non ha spazio il potere delle donne. La vicenda della casa rifugio ci parla di quanto manchino nelle istituzioni le politiche di genere. I soldi per i rivoli ci sono, ma non per le azioni concrete. Bisogna continuare ad elaborare e a lanciare proposte. Il bilancio di genere è uno strumento che può dire chiaro quanto e come le istituzioni fanno per le politiche di genere. Renderebbe visibile a tutti i problemi di cui noi oggi parliamo. C’è bisogno di finanziamenti sistemici per la l.20.

Una proposta potrebbe esser quella di un telegramma di sollecito al presidente di giunta e consiglio per la copertura finanziaria della legge. Propone che la rete dia un documento politico forte su ciò che chiede e, inoltre, bisognerebbe prevedere una mobilitazione collettiva sotto la regione finché i soldi non arrivano.

Continuare a implementare i problemi sulla rete (blog, forum, etc) in qualche modo, su tre questioni fondamentali:

1. discorso sulla violenza, al di là della l.20 si dovrebbe parlare di politiche di prevenzione.

2. politiche di conciliazione, per il doppio ruolo che le donne oggi si ritrovano a coprire (produttivo e riproduttivo)

3. lavoro, una questione fondamentale perché la disoccupazione delle donne calabresi ha toccato dei picchi altissimi.

4. salute (su suggerimento dell’assemblea)

GISELLA FIUMANO’ del centro Lanzino dice che una piccola proposta potrebbe essere quella della messa a disposizione di un immobile che sgraverebbe il dovere di fitto e utenze. Già questo sarebbe un primo atto concreto.

LINA PONTARI dell’UDI di Reggio Calabria racconta che attraverso il suo lavoro con i gruppi emozionali, spesso emergevano elementi legati alla violenza. Da lì la sua volontà di legarsi all’udu, cosa che l’ha fatta uscire dall’isolamento.

Perché, si chiede, in Calabria sistematicamente dobbiamo sempre pietire? Non se lo spiega a livello logico, né emozionale. Non esiste la figura del garante a livello regionale né per le donne, né per l’infanzia. Per attivare energia positiva il riscatto deve arrivare dalle donne, con la loro tipica diversità, perché noi usiamo il cuore. E oggi noi abbiamo bisogno di persone che facciano le cose con il cuore. Un partito di donne che parti da Sud, che riscatti l’Italia. Inoltre un sms con l’accreditamento di un euro.

ANTONELLA VELTRI legge qualche dato sui finanziamenti della l.20

RITA BRATH dice che a Reggio Calabria c’è il centro margherita che si autofinanzia e dove sono tutte volontarie.

CELESTE COSTANTINO di Donne da Sud dice di essere emozionata per due motivi:

1. stiamo piangendo la morte di Sara e di tutte le storie che non vengono raccontate. Lei continua ad essere violentata nei corpi delle altre donne e negli spettacoli tremendi che si vedono in tv.

2. perché siamo qui oggi.

Il tema è difficile, ma noi vogliamo dare il nostro contributo, donne del Sud costrette a emigrare a Roma ma che hanno voluto continuare a mantenere un contatto con la propria terra all’interno del collettivo antimafia Da Sud.

La chiusura della casa rifugio crea una ferita su tre livelli:

1. memoria, è grave che non si tenga viva la memoria, come valor simbolico.

2. servizio, elemento di protezione all’idea che un punto di riferimento come questo esiste.

3. culturale e politico, perché in Calabria è difficile essere donne ed è difficile essere omosessuali. La scelta di andare è anche legata all’impossibilità di viversi la propria sessualità liberamente.

Propone che loro donne di Da Sud si pongano come collante con le donne emigrate. Propone una raccolta firme e una campagna di sostegno al centro. Un lavoro di guerriglia mediatica: una campagna su internet con la pubblicazione di lavori che loro hanno già fatto per porre la questione all’attenzione regionale e provinciale, ma che abbia anche risonanza nazionale. Tutto questo legato a delle battaglie che loro stanno già portando avanti come quella sull’utilizzo dei consultori, della 194, RU186, diritto alla salute e tutto ciò che ruota intorno alla questione del corpo delle donne.

LAURA CIRELLA dell’UDI di Reggio Calabria dice che nella sua città non esiste un centro antiviolenza che fa servizio residenziale. La casa rifugio era il valore aggiunto del centro Lanzino. A Reggio Calabria esiste una struttura del Cif ma non ha fondi per svolgere il servizio residenziale e già in passato su questo ci fu una polemica. Il problema dei centri antiviolenza non è un problema nuovo in Calabria, ci sono troppi soldi ad appannaggio di associazioni cattoliche che non sono centri antiviolenza. Quello di oggi è un appuntamento storico, funzionato grazie a facebook. La chiusura della casa rifugio non è casuale, è il momento storico del restringimento degli spazi democratici e della violenza mediatica, che subiamo quotidianamente.

Mancano le politiche di genere e mancano le donne nelle istituzioni. Manca una partecipazione duale e mancano le donne che fanno politica. Bisogna attivare un tavolo interistituzionale e stilare un documento politico duro. Chiedere che la l.20 venga attuata e che sia riconosciuto a livello regionale che la violenza di genere sia una priorità politica. Appoggia l’idea di una mobilitazione regionale per l’esistenza del centro Lanzino stesso, con la firma di tutte le associazioni.

ROSSELLA BARBERIO, avvocato, propone una soluzione giuridica al problema della l.20. La regione con questa legge si è impegnata giuridicamente alla soluzione del problema, per cui tutti i cittadini e le associazioni antiviolenza possono costringere alla emanazione attraverso degli strumenti. Si tratta di azioni nei confronti della omissione dei provvedimenti e si fa in genere tramite istanza, attraverso cui gli si dà un tempo utile per adempiere. L’autorità giudiziaria agisce nei confronti del silenzio, dell’inadempimento. Di recente, con la l.2009/69 è stato riconosciuto il danno prodotto dall’inerzia. Sono termini che vengono posti per stimolare l’efficienza delle amministrazioni. È un problema loro se non c’è la copertura finanziaria, loro devono adempiere. Attraverso il procedimento accelerato non serve neanche molto tempo.

GIOVANNA VINGELLI di Women’s Studies dice di essere in un periodo di pessimismo cosmico, nonostante le tante intelligenze che vede. Dice che la rivoluzione gentile di cui parlava Maria Francesca non ce la possiamo più permettere. È arrabbiata per la deriva dell’università, per il pericolo del centro non solo per l’idea e il valore simbolico, ma perché ci sono vite in ballo. È disposta a collaborare, ma suggerisce di non far passare il messaggio che ce la possiamo fare con i teleton. In questo momento il problema è immediato e si risolve con:

1. corpi e numero. In questo è centrale la comunicazione, come azione di guerriglia, non gentile. Ma la comunicazione è soltanto uno strumento, non è il fine.

2. Il 20 di ottobre ci sarà la chiusura del progetto DAV. Racconta di aver provato un disperato contatto con la regione nella persona di Stillitani, con delega alle pari opportunità e alle politiche sociali e della vicepresidente del consiglio regionale, antonella stasi. Tutte e due si sono fatte negare. Il punto è che o si opera a livello aggressivo o se no i risultati non ne avremo.

MARINA PASQUA porta i saluti di alcune assenti: Mariastella Ciarletta, comitato pari opportunità del consiglio dell’ordine degli avvocati di Cosenza, comitato pari opportunità del consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro, Attivamente Coinvolte di Vibo.

ANTONELLA VELTRI tira le fila delle discussioni, sintetizzando le proposte:

……………………………………………

1.

Se entro il mese di novembre non si avranno delle risposte allora partirà la mobilitazione sotto la regione.

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