Nasce l’idea della Rete di Donne Calabresi

Nasce la rete delle donne calabresi (strill.it )

di Denise Celentano – Cosa accadrebbe se le donne calabresi decidessero di incontrarsi per discutere dei problemi che le riguardano, e cominciassero a contarsi per contare?

Cosa succederebbe se prendessero le redini culturali di una regione culturalmente al collasso e tradizionalmente androcentrica, facendosi carico di scuotere la Calabria dalla sua atavica inerzia – e se questo percorso iniziasse proprio dalla rete? Probabilmente assisteremmo a qualcosa di radicalmente nuovo. Perlomeno in Calabria, una regione che stenta a decollare anche nel settore delle cosiddette pari opportunità.

E’ quanto accadrà il 9 ottobre a Cosenza, dove tante donne di varie provenienze culturali, spontaneamente e trasversalmente alle varie realtà associative, si incontreranno presso il Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino”, in corso di chiusura per la motivazione piu banale che possa esistere: mancanza di fondi. Tanto banale da decidere le sorti non solo di chi fruisce dei servizi del centro, ovvero donne che quotidianamente subiscono violenza, ma anche del personale che da almeno due decenni vi lavora.

Il Centro Lanzino è infatti l’unico centro in Calabria attivo dal 1988, facente parte del Circuito Nazionale dei centri antiviolenza. Il panorama dei centri antiviolenza calabresi, già scarno, va dunque ad oggi sempre piu incontro a un processo di desertificazione. Come si legge nel comunicato diffuso dalle organizzatrici: “Lo scorso anno sei nuove associazioni che si occupano di violenza alle donne hanno ricevuto dei finanziamenti, che dovrebbero essere interrotti a novembre 2010, tramite una legge regionale, la n. 20 del 21 agosto 2007 (…). Noi tutte ci chiediamo, assieme alle donne del Lanzino, quanti di essi ancora siano realmente attivi, e quali possibilità abbiano di continuare la loro attività, esauriti i contributi regionali. Noi tutte vogliamo chiedere alle Istituzioni di voler manifestare un reale interesse nell’affrontare e cercare di porre rimedio ai gravi problemi sociali connessi con la violenza alle donne”. La chiusura di uno dei pochi Centri contro la violenza alle donne calabresi è un momento a tutti gli effetti luttuoso. In termini politici, la si puo’ chiaramente definire come una sconfitta culturale e sociale e quindi democratica. Un centro antiviolenza in meno significa, infatti, possibilità di sostegno concreto in meno per le donne che quotidianamente sono massacrate (di botte, di umiliazioni) da uomini – molto spesso, si sa, loro compagni: significa dunque una possibilità in meno di essere libere. Là dove questa mancata possibilità di esercitare la propria libertà scaturisce dal fatto di essere donne “in quanto donne”. Ed è così che un problema etichettabile come “di genere” diventa un problema sociale collettivo, che chiama in causa tutti, dalle istituzioni alla società civile. Come in questo caso, in cui di fronte al silenzio dei “palazzi” a reagire è la società civile…femminile.

L’ideatrice e organizzatrice dell’evento, Doriana Righini, blogger catanzarese molto attenta ai problemi delle donne, racconta così la nascita del progetto: “l’idea dell’iniziativa è nata da un momento di particolare turbamento, dovuto alla notizia della chiusura della casa rifugio Lanzino, e dalla consapevolezza che sia alle amiche conosciute in rete che a me non piace essere autoreferenziali e che un confronto tra noi tutte e le istituzioni (laddove “si parla di noi”, ma noi non veniamo interpellate e neanche abbiamo “voce”) è necessario e urgente, da qui il “lancio” della proposta che è stata accolta subito con entusiasmo dalle amiche e quindi l’avvio dell’organizzazione”. Righini invita dunque tutte le donne calabresi a prendere parte all’incontro del 9 ottobre al Centro Lanzino di Cosenza, ore 16 (per info suddegenere@hotmail.com ).

Dalla rete dunque, come sempre piu spesso accade nell’era dei social network, si è levata spontaneamente la reazione di molte donne nostrane, da un lato preoccupate per la situazione del Lanzino, dall’altra volenterose di incontrarsi per iniziare a discutere e a proporre sui vari problemi di genere in Calabria. Le adesioni si sono moltiplicate in pochi giorni, da parte di associazioni femminili e di cittadine private, e il nome Donne Calabresi in Rete ha assunto via via un senso piu pregnante. Non si tratta di un’associazione, né di un ente, o di qualsivoglia organismo: è un gruppo spontaneo di cittadine, nato dalla rabbia e soprattutto dalla voglia di fare. E se questa è l’ennesima prova del potenziale politico del web, ovvero dello sforamento continuo del virtuale nel reale e del reale nel virtuale, è solo perché ciò consente la creazione di legami, di fili da intrecciare uno ad uno per ingrossare progressivamente la rete, nel suo doppio senso di web e legame – e i legami, in epoca di disgregazioni politiche e culturali quotidiane, sono forse la vera “revoluciòn”.

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